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Letteratura di viaggio: La mia India, Paola Pedrini.

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lonely planet – Varanasi.

L’India è come un pugno in uno stomaco. In India il tempo scompare e sfumano orari, programmi, appuntamenti. In India si devono tenere aperte le porte, le strade, la mente. In India si impara ad avere pazienza, a fare le code, ad aspettare. L’India puzzadi piscio e di merda e profuma di cibo, di fiori e di incenso. L’India è religione, riti e celebrazioni. L’India è morte. L’India è sole, acqua e feste. L’India ti avvolge nei suoi sari colorati come farfalle e ti accompagna per le strade a vedere la gente che muore di fame. In India una vacca vale più di un uomo ma un bambino vale più di una vacca. Tutto ciò che succede è vero, ma è vero anche il suo contrario. L’India è un elastico, da una parte all’altra fino al limite, sempre col rischio che si rompa. L’India è un viaggio nel tempo, la danza della vita nel passato di chi qua approda che si illuminerà all’improvviso di fronte al sorriso di un bambino.

La mia India, Paola Pedrini

Appena un libricino di 120 pagine, eppure questi pensieri di viaggio, tratti da quello che un vero e proprio reportage in lungo e in largo nelle principali città del paese, mi sono rimasti dentro. Come la giornalista Pedrini sono attirata dall’India perché sono sempre alla ricerca che succeda qualcosa e cerco nelle diversità stimoli nuovi. O probabilmente perché vengo da un paese ormai arido di sentimenti e cerco un luogo dove i rapporti umani sono ancora una delle principali risorse. Ho voglia e bisogno dell’India sempre di più, ma allo stesso tempo ne sono anche spaventata. Fra le persone con cui convivo l’India è un po’ come un tabù da evitare accuratamente; per questo nessuno vuole vivere questo viaggio e mi ritrovo sola con questa idea martellante nella testa – Ma perché non andiamo in India ? Che ne dici dell’India ? –

Dite che prima o poi riuscirò a realizzare questo fabbisogno ? Anche voi avete delle mete nel cassetto che sentite il bisogno di vedere con i vostri occhi ?

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Il Festival dei colori.

Vale la pena distruggere una macchinetta fotografica per una sessione di foto ?

Questa è la domanda che mi pongo sempre quando vedo delle immagini del festival più colorato dell’India, l’Holi.

Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Il periodo dell’anno in cui mi pongo queste domande di solito va da marzo ad aprile, dopo l’Holi, ovvero quando le foto delle comunità hindi invadono siti come In Focus e Big Picture , facendomi venire voglia di fare le valigie e partire all’istante.

Guardate queste foto:

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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sudiptorana (CC BY-NC-ND 2.0)

Non sono bellissime ?

Holi è un festival pieno di significati legato a dei dai lunghi nomi – quasi impronunciabili. Celebra la vittoria del bene sul male e anche l’inizio della primavera. L’uso della polvere colorata è legato al dio Krishna, a cui piaceva lanciare colore e acqua addosso alle giovani della sua dimora.

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Il festival dei colori , conosciuto come Holi, avviene nei giorni di luna piena a Marzo e, ovviamente, la data cambia di anno in anno. Nel 2013 la luna piena è stata il giorno 27. Nel 2014 il 16.

Se avete intenzione di programmare un viaggio in India appositamente per questo festival, recatevi al Nord, più precisamente a Udaipur, Mathura, Nandgaon, Vridavan e Barsana. Evitate il sud, dove l’evento è molto più religioso che festivo.

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Pison Jaujip (CC BY-NC-ND 2.0)

Infine, rispondendo alla domanda iniziale, io credo davvero che valga la pena sacrificare una camera solo per fare delle foto meravigliose.

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All rights reserved by gauravity

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