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In partenza!

Domani volo in Marocco.

Marrakesh, Casablanca, Rabat, Essaouira, Fez e Tangeri tutto rigorosamente by train.

Torno fra 10 giorni. Vi racconterò al mio ritorno!!!

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Sua maestà delle biciclette.

Quelli che adorano prendere una macchina e uscire per le strade di una città con l’intento di conoscerla meglio, percorrendo ogni via, svoltando anche nelle stradine più nascoste, non avranno lo stesso entusiasmo nel guidare in una città in cui le automobili non sono viste di buon occhio.

E’ stata fatta appositamente per essere girata in bicicletta … O per consumare la suola delle scarpe! Sto parlando ovviamente di Amsterdam. Una della città che più mi ha sorpreso e entusiasmato.

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– Ma ti è piaciuta Amsterdam ? Sul serio ? – mi ha detto una collega, dopo essere tornata dal mio viaggio. – L’Olanda è bella, ma la sua capitale non è granché -.

Gremita di gente, con i suoi canali, i ponti, simpatica e sorridente, Amsterdam sembra una festa! Impossibile non soffermarsi a osservare le milioni di biciclette e gli scooter che vanno e vengono, a volte senza la fretta che contraddistingue le grandi città. Bei locali sempre pieni di giovani e risate che echeggiano lungo le strade, Amsterdam è questo.

 Pur non avendo perso molto tempo in pittoreschi musei – come quello della Marijuana o della Prostituzione,  non ho potuto evitare di fermarmi nei punti più turistici fra cui il Museo Van Gogh e di emozionarmi (nonostante la fila!) alla Casa Museo di Anna Frank.

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Ho faticato a salutare e a distaccarmi dalla città. Penso che Amsterdam sia una delle città che comunque metterei nella mia Top10 (o Top 5 ?) e una di quelle in cui mi piacerebbe tornare sempre.

Vorrei vivere qui per ingozzarmi di stroopwafles, bere birra alle cinque, girare in bici fra i canali e coltivare tulipani. 

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Il Museo Nazionale degli Azulejos, a Lisbona.

Se c’è una cosa che il Portogallo sa fare come nessun altro è trasformare la ceramica in arte. Nei muri, sulle verande, nei corridoi e nelle chiese, colorati azulejos rendono città come Lisbona in un vero e proprio mosaico. I tasselli, uniti fra loro, danno un’immagine sempre diversa della città e decorano il quotidiano portoghese in forma astratta.

La tradizione lusitana ha avuto diverse influenze,  come quella islamica, indiana e olandese, ma è stata reinventata in una forma unica. L’originalità, il simbolismo, l’uso di diverse tecniche nel corso delle epoche, hanno trasformato l’azulejo una massima espressione della cultura nazionale, offrendogli uno spazio importante nel cuore dei portoghesi.

Percorrere le strade e le fermate della metro di Lisbona è un po’  come visitare una galleria di azulejos in uno spazio pubblico; ma non per questo non vale la pena una visita al Museo Nacional do Azulejos.

Localizzato in un antico convento, il luogo riunisce nelle sue stanze cinquecento anni d’arte e al suo interno sono presenti, oltre a pezzi portoghesi, anche azulejos spagnoli e olandesi.

All’interno del museo, ecco interi pannelli di azulejos creati appositamente per decorare diverse costruzioni. Durante la visita, è possibile notare come molti di questi imitino tappezzerie o pitture, illustrando passaggi biblici, fatti importanti della storia del Portogallo o -perché no – di pura fantasia.

La chiesa del convento, fondato nel 16° secolo, è intatta e aperta alle visite, come parte d’esposizione permanente.

Al terzo piano è possibile ammirare un gigantesco pannello che rappresenta il panorama di Lisbona prima del grande terremoto che distrusse interamente la città.

Museo Nacional dos Azulejos

Si trova in Rua Madre de Deus, 4. Per arrivarci potete prendere gli autobus 718, 742 o 794, che si fermano di fronte. Se preferite andare con la metro (come nel mio caso) scendete alla stazione di Santa Apolónia e camminate per 20 minuti. Il museo è aperto dalle 10 alle 18 e il biglietto costa 5€.

Più notizie sul sito ufficiale.

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Perché là ? Groenlandia.

La Groenlandia è uno strano luogo. Siete d’accordo ?

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All rights reserved by ~ Floydian ~ (Flickr)

– Può essere una mia impressione, ma ricordo di aver quasi sempre visto il paese rappresentato in bianco, anche in mappe politiche molto colorate.

– Ha un nome che significa “Terra verde”, ma quasi l’ 80% del suo territorio è ricoperto di ghiaccio.

Mark Mitchell (CC BY-NC-SA 2.0)

– E’ la più grande isola al mondo con 2,1 milioni di km².

– Pur facendo parte del Regno di Danimarca , la Groenlandia non fa parte dell’Unione Europea. (Ne ha fatto parte, ma si è ritirata nell’85.)

Ma con l’essere insolita non significa che non sia una bella meta di viaggio. Anzi.

Il paese è considerato uno dei più attraenti al mondo per chi ama la bellezza e i paesaggi naturali.

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Ufficialmente scoperta da un islandese chiamato Erik, la Groenlandia è stata territorio norvegese e motivo di disputa tra Norvegia e Danimarca. Le sue coste sono state anche esplorate dagli inglesi ed è stata invasa dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo tutto questo, è tornata dominio della Danimarca e, già da un po’ di tempo, vorrebbe la totale indipendenza dalla monarchia. Secondo il libro L’Origine dei Nomi dei Paesi, il nome “Terra Verde” è dato dalla presenza di un bosco di betulle nella regione dove Erik, l’esploratore islandese, sbarcò nel 983 d.C.

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All rights reserved by elosoenpersona

Di fretta e senza notare che la maggior parte dell’isola era composta di ghiaccio, Erik la chiamò Groen – Land. E così è rimasta.

La bandiera della Groenlandia ha i colori della bandiera della Danimarca, ma è piena di propri significati.

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La fascia bianca rappresenta il gelo che ricopre l’80% del paese. La fascia rossa è l’oceano. Il semicerchio rosso rappresenta il sole all’orizzonte, il semicerchio bianco rappresenta gli icebergs.

A gli interessati che vogliono programmarci un viaggio, un avviso: preparate il portafoglio. Come spiega lo stesso sito ufficiale del turismo, la Groenlandia è autosufficiente solo nella produzione di cereali, pesce e cubetti di ghiaccio. Il resto viene importato, rendendo i prezzi più cari all’incirca del 10% rispetto la penisola scandinava.

Ma basta con il blablabla e vediamo perché passare una vacanza in Groenlandia.

1. A causa di foto come queste.

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All rights reserved by elosoenpersona

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destination arctic circle (CC BY-ND 2.0)

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banyanman (CC BY-NC-SA 2.0)

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destination arctic circle (CC BY-ND 2.0)

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wili_hybrid (CC BY-NC 2.0)

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All rights reserved by Giorgio Ghezzi (Flickr)

2. Per conoscere la più grande isola del mondo ( o la seconda, se credete che l’Australia sia un’isola).

3. Per conoscere un paese che ha l’80% del territorio ricoperto di ghiaccio.

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4. Per prendere la patente di guida con i cani da slitta.

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ilovegreenland (CC BY 2.0)

5. Per vedere il Festival del Ritorno del Sole, quando i groenlandesi festeggiano il finire delle notti senza fine.

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All rights reserved by Galya Morrell (Flickr)

6. Per conoscere un paese che non ha nemmeno un treno e una strada e sapere cosa significa spostarsi solo con le slitte, imbarcazioni o piccoli aerei/ elicotteri.

7.  Per conoscere un paese con 57 milioni di abitanti e 30 mila cani da slitta.

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destination arctic circle (CC BY-ND 2.0)

8. Per conoscere un paese con tre stagioni all’anno: Primavera (marzo e aprile), Estate (maggio – settembre) e Inverno ( novembre a febbraio). Non chiedetemi dove collocano il mese di Ottobre perché non saprei rispondervi.

9. Per vedere la maratona cross – country: l’Artico Circle Race. 160 km di corsa al gelo e fra le montagne, nel corso di tre giorni.

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All rights reserved by destination arctic circle

10. Per provare il Greenlandic Coffee, un po’ più forte dell’Irish Coffee.

11. Per conoscere la prima chiesa del nuovo mondo: Thjodnhild.

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All rights reserved by La señorita del Tiesto

12. Per conoscere Kulusuk . Secondo la Lonely Planet, uno dei migliori luoghi per starsene da soli lontani da tutto e tutti.

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Nir Nussbaum (CC BY-ND 2.0)

13. Per mangiare grasso di balena, il mattak , adorato dai groenlandesi.

14. Per vedere il Northeast Greenland National Park. Il più grande parco nazionale al mondo, più grande della Francia e Gran Bretagna insieme.

15. Per conoscere il fiordo di ghiaccio, IIlusissat, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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Tim Norris (CC BY-NC-ND 2.0)

17. Per conoscere il popolo che ha inventato gli occhiali da sole.

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destination arctic circle (CC BY-ND 2.0)

17. Per conoscere un paese che ha in media una macchina per ogni 22 abitanti.

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All rights reserved by Andri Thorstensen

18. Per conoscere un paese con appena 4 semafori.

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All rights reserved by lovstromp (Flickr)

19. Questo motivo è così bello che val la pena d’esser ripetuto: per conoscere un paese che ha appena 4 semafori.

20. Per vedere l’Aurora Boreale.

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destination arctic circle (CC BY-ND 2.0)

21. Per imparare qualche parola di kalaallisut (alias “groenlandese”).

22. Per conoscere il popolo che ha inventato la canoa.

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ilovegreenland (CC BY 2.0)

23. Per vedere il sole di mezza notte.

24. … e vedere gli icebergs.

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All rights reserved by Ben H

25. Per (tentare) di vedere gli orsi polari prima che scompaiano.

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All rights reserved by Olof S

26. Per scoprire perché i grandi esploratori dicevano “Quando hai visto tutto il mondo, c’è sempre la Groenlandia”.

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Il Festival dei colori.

Vale la pena distruggere una macchinetta fotografica per una sessione di foto ?

Questa è la domanda che mi pongo sempre quando vedo delle immagini del festival più colorato dell’India, l’Holi.

Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Il periodo dell’anno in cui mi pongo queste domande di solito va da marzo ad aprile, dopo l’Holi, ovvero quando le foto delle comunità hindi invadono siti come In Focus e Big Picture , facendomi venire voglia di fare le valigie e partire all’istante.

Guardate queste foto:

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

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sudiptorana (CC BY-NC-ND 2.0)

Non sono bellissime ?

Holi è un festival pieno di significati legato a dei dai lunghi nomi – quasi impronunciabili. Celebra la vittoria del bene sul male e anche l’inizio della primavera. L’uso della polvere colorata è legato al dio Krishna, a cui piaceva lanciare colore e acqua addosso alle giovani della sua dimora.

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Copyright Soumya Bandyopadhyay Photography

Il festival dei colori , conosciuto come Holi, avviene nei giorni di luna piena a Marzo e, ovviamente, la data cambia di anno in anno. Nel 2013 la luna piena è stata il giorno 27. Nel 2014 il 16.

Se avete intenzione di programmare un viaggio in India appositamente per questo festival, recatevi al Nord, più precisamente a Udaipur, Mathura, Nandgaon, Vridavan e Barsana. Evitate il sud, dove l’evento è molto più religioso che festivo.

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Pison Jaujip (CC BY-NC-ND 2.0)

Infine, rispondendo alla domanda iniziale, io credo davvero che valga la pena sacrificare una camera solo per fare delle foto meravigliose.

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All rights reserved by gauravity

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Norwegian Wood: Bergen.

Alcune città ci conquistano fin dall’inizio. Mi è successo con Parigi e anche con Bergen. Il semplice fatto di essere stata accolta da un vivido sole, dopo la pioggia trovata a Oslo, ha contribuito a rendere magico il tempo trascorso nella città norvegese.

Il fascino di Bergen sta nella strada, nelle sue piazze, nel lago, nel porto. Una passeggiata, anche in una giornata nuvolosa, è un’esperienza assolutamente da fare se vi trovate in Norvegia.  Un itinerario che non può mancare è Bryggen, che costituisce un antico centro, le cui case sono patrimonio culturale dell’Unesco (in passato occupate principalmente da tedeschi che controllavano il commercio nella regione). Le case sono un po’ storte, essendo state costruite su un terreno sconnesso, ceduto nel corso degli anni in alcuni punti. Sei fra queste case sono in uno stato migliore, essendo state ricostruite dopo un incendio nel 50.

Un’altra delle attrazioni di Bergen è la funicolare Fløibanem che porta al Monte Fløyen. L’ingresso è a pochi passi dal porto, e potete accedervi anche con la Bergen Card. Salendo dall’alto della montagna ecco la miglior vista dall’alto della città. Calcolando che, stando alle statistiche, a Bergen piove all’incirca 250 giorni all’anno è da tenere presente che in una giornata nuvolosa e con un cielo coperto difficilmente si vede qualcosa. La mia insomma è stata fortuna sfacciata!

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Ma se vi state chiedendo perché Bergen è una città così straordinaria, mi sentirei di rispondervi perché è così diversa da Oslo. Bergen è una magnifica eccezione alle fredde cittadine norvegesi grazie ai suoi colori e il suo allegro mercato del pesce. In una parola: vivace. Una ventata d’aria fresca!

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Sintra in un giorno.

SIntra è come un racconto delle fiabe a quaranta minuti da Lisbona. Se nella capitale quello che chiama maggiormente l’attenzione sono il centro storico e i quartieri popolari, a Sintra quello che davvero impressiona è la bellezza dei palazzi, dei castelli e delle costruzioni medievali. Rifugio dei re e della nobiltà del Portogallo fino al diciannovesimo secolo, la città da ancora quell’impressione di essere la dimora estiva di qualche principessa.

Protetta dello scrittore Eça de Queiroz, Sintra è citata da lui in molte sue opere. In uno dei miei libri preferiti, Os Maias (la versione tradotta in italiano è pressoché introvabile quindi potrete leggerla solo se conoscete il portoghese) lo scrittore dedica interi paragrafi nel descrivere la città in forma quasi fotografica.

Il villaggio meriterebbe forse un po’ più tempo d’attenzione . Le sue colline, strade e l’atmosfera della piccola città andrebbero esplorate con più calma, ma se alloggiate fuori Sintra vi conviene sbrigarvi perché c’è abbastanza da vedere in un giorno.

Di fronte alla stazione degli autobus prendete il numero 434 e per 4,60 € arriverete nei principali punti della città. Fidatevi, è impossibile raggiungere a piedi tutti i punti contrassegnati sulla mappa – non sono così vicini come sembrano, sono in salita, e avete poco tempo a disposizione.

La mia prima tappa è stata Il Palácio da Pena (9€ per entrare nel palazzo/5 euro per il giardino e il parco), una costruzione situata sulla collina di Sintra, residenza estiva della famiglia reale portoghese nel diciannovesimo secolo. Il palazzo è stato costruito per capriccio dal Re Fernando II e resta preservato come se ancora abitato. Oggetti personali, come spazzole per capelli, sono esposte come se fossero appena state usate. Miscuglio di diversi stili architettonici, il Palacio da Pena ha una certa aria stravagante e dettagli davvero impressionanti.

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Da qui ho proseguito (a piedi!) al Castelo dos Mouros (5€) un forte del nono secolo, anch’esso posto sulla collina di Sintra. In passato la posizione privilegiata serviva come strategia militare: da lì era possibile vedere l’avvicinarsi delle truppe nemiche a chilometri di distanza. Oggi il Portogallo non ha più bisogno di preoccuparsi di questi tipi di invasioni e il castello offre la miglior vista del villaggio, dei parchi fino all’oceano atlantico.

Sono scesa in direzione del centro. Dopo aver mangiato e vagato un po’ per le stradine della città, l’ultima tappa è stata il Palácio Nacional , che forse ha deluso un po’ le mie aspettative e, a mio umile giudizio, si può anche decidere di evitare.

La prima volta che sono stata a Sintra, purtroppo, non ho fatto in tempo a vedere due cose che secondo me valgono la pena: il Palácio Montserrate e la Quinta da Regaleira. Nel 2013 sono tornata in Portogallo e ho deciso di tornare a Sintra appositamente per loro. La Quinta da Regaleira è davvero qualcosa di fuori dal comune! Costruita da un ricco pazzo, la palazzina custodisce milioni di passaggi segreti al suo interno e bellissimi giardini in cui vengono girati molti spot tv e film! E sempre parlando di film, alcune scene di La Nona Porta di Roman Polanski sono state girate proprio a Sintra, allo Chalet Biester.

Vi lascio in compagnia della cantante di fado Mariza, in questa canzone che omaggia il poeta Fernando Pessoa, Cavaleiro Monge, con il suo video girato all’interno della Quinta.

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Cose irritanti che possono capitarvi in un viaggio.

Il viaggiatore perfetto non esiste e non c’è niente di più irritante di chi vuole dettare regole su quale sia il miglior metodo di viaggiare. Il metodo è quello che ognuno si sente, purché rispetti le altre persone e l’ambiente che lo circonda.

Nonostante questo va detto che siamo tutti umani e quindi facilmente irritabili nei confronti di certi comportamenti adottati nel corso di un viaggio.

  • Le foto con l’iPad

Non capirò mai chi utilizza questo apparecchio per scattare foto di persone e paesaggi. Qual’è la necessità di usare questo macchinario gigante, non creato per questo scopo, per giunta con una qualità molto bassa per produrre delle buone foto ? Perché non usare in alternativa il cellulare che sta lì nella tasca dei jeans ? Il peggio sta in quelle situazioni dove lo spazio è ridotto e ci si ritrova a disputare uno spazio perché qualcuno con l’iPad occupa quello riservato a tre persone.

  • Le escursioni di gruppo

Ti ritrovi nel dover passare da qualche parte, può trattarsi di un museo, una montagna, una stretta via di Venezia, e all’improvviso arriva una manciata di gente scortata da una bandierina colorata. Si contendono gli spazi, saltano la fila, ti impediscono di vedere quello che ti sta davanti. Un inferno. Insomma ogni volta che vedo un gruppo di escursioni avvicinarsi, fuggo il più veloce possibile, per ritrovarmi magari di fronte a un altro capannello di gente. #fail

  • File all’imbarco

Non mi sono mai piaciuti gli aeroporti e trovo davvero detestabile imbarcarsi sull’aereo. Ma nel bel mezzo di tutta quella confusione, quello che più mi infastidisce sono quelle persone che cominciano a formare la fila ancor prima che l’aereo arrivi sulla pista. Perché ? Qual’è il senso di restare in piedi di fronte a una porta prima che l’imbarco venga annunciato ?

  • Chi ha più bagagli del dovuto

Una parte di quelle persone che danno vita a delle vere e proprie file sono quelle che viaggiano con 350 borse e valigie a mano giganti e corrono per salire sull’aereo in cerca di spazio per il loro bagaglio. C’è posto per tutti.

  • Internet a pagamento

Il 2015 è appena iniziato e ancora si trovano hotel e ristoranti in cui è necessario pagare per usufruire della connessione a internet. L’idea di dover pagare 5€  per collegarsi via wi-fi è alquanto ridicola e allontana anche i fanatici della connessione online.

  • Alberghi che non ti costruiscono la valigia

Ti ritrovi nell’aver preso quel volo troppo presto e arrivi ben prima del check in e chiedi, gentilmente , che ti custodiscano in un angolino il tuo bagaglio. Se la risposta è negativa ti restano due opzioni: lanciare la valigia in aria o girare i tacchi e cercarti un’altra sistemazione che capisca meglio le esigenze del viaggiatore.

  • Venditori ambulanti

Non importa in che luogo sulla faccia della terra tu vada, ci sarà sempre uno di questi perseguitandoti e tentando insistentemente di venderti qualche prodotto per il quale non hai il benché minimo interesse. Il peggio sta nel fatto che gli ambulanti non accettano un no come risposta.

E voi ? Avete altro da aggiungere ?

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Se pensi che gli iraniani siano arabi.

Oggi ho sorpreso una persona dicendole che gli iraniani non sono arabi. Non so se mi abbia creduto, ma davvero  il paese è formato da un miscuglio di etnie, ma la maggioranza (61%) è persiana, quindi non ha niente a che vedere con gli arabi.

Infatti, la popolazione araba occupa solo il 2% dell’Iran.

La confusione delle etnie presenti in Medio Oriente è così grande agli occhi di noi occidentali, che risulta più facile chiamarli tutti arabi, lasciando le cose come stanno, allo stesso modo in cui si fa con gli orientali, chiamando cinesi o giapponesi quelli con gli occhi a mandorla.

Ma se dovessimo intraprendere un viaggio in quella zona, è bene sapere che esistono certe differenze tra persiani e arabi. Vediamo le principali.

  • Da dove vengono

Gli arabi dall’Arabia (penisola arabica) dove si trovano lo Yemen, l’Oman, gli Emirati Arabi, il Qatar, Bahrein e l’Arabia Saudita.

I persiani sono discendenti indoeuropei , arrivati nella regione dove oggi è collocato l’Iran più o meno nel 1000 a.C.

  • Che lingua parlano

Gli arabi parlano l’arabo e tutti i suoi dialetti. E’ una lingua di origine semita (si, la stessa origine dell’ebraico e di molte altre).

I persiani parlano il farsi (chiamato anche “pársi” anch’esso dotato di dialetti). La lingua ha origine indoeuropee, il che la rende molto più vicina all’italiano che all’arabo. Incredibile, no ?

E no, un arabo e un persiano non si capiscono nel bel mezzo di una conversazione.

  • Che alfabeto usano

Qui abbiamo una somiglianza: entrambi usano l’alfabeto arabo. Allo stesso modo, i persiani hanno sentito il bisogno di dar vita a nuove lettere per riuscire a esprimere molti suoni.

  • Dove si trovano

Gli arabi sono per la maggior parte in Medio Oriente. Dominano l’Egitto, l’Iraq, il Libano, la Siria e la Giordania, oltre a vari paesi del nord Africa e, chiaro, della penisola arabica.

La maggior parte dei persiani vive nello stesso Iran. Ma è possibile trovarli anche nei paesi vicini e il persiano è la lingua ufficiale dell’Afganistan e del Tajikistan.

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  • Che religione seguono 

Altro punto d’incontro: la maggior parte degli arabi e dei persiani segue l’islamismo. La divisione si crea appena per correnti islamiche.

Gli arabi sunniti, i persiani sciiti.

Convinti ? Gli iraniani non sono arabi.

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Lagoa come oasi di quiete.

Ogni città che si rispetti ha una sorta di polmone verde , un rifugio dal traffico impazzito e un parco dove respirare un po’ d’aria fresca. Rio de Janeiro non è da meno.

I carioca sono noti un po’ in tutto il mondo ( e in tutto il Brasile ) per il prendere la vita con calma e leggerezza. Sarà ? Quello sugli abitanti di Rio mi sembra uno stereotipo bello e buono. Le vie di Centro  pullulano di agenti immobiliari e impiegati stressati, il traffico di Leblon non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico! La gente corre a più non posso e con qualsiasi mezzo sulle spiagge di Copacabana e Ipanema. Lo sport per forza, sempre, a ritmi frenetici. Sfreggiano anche i taxi abusivi sull’Avenida Brasil.

O tempo não para – Il tempo non si ferma

cantava Cazuza. Rio sta forse diventando una città che non dorme mai ?  Lapa ne è forse una prova vivente. Si balla dalle prime ore della sera a mattina. I butecos sono sempre pieni.

Vista dall’alto di Lagoa. Foto scattata sul Corcovado.

Lagoa Rodrigo de Freitas (Lagoa per i carioca) è l’eccezione. La magnifica eccezione. Lago situato nei pressi del Jardim Botanico è un ottimo luogo per chi vuole davvero rilassarsi e di fare una semplice passeggiata all’aria aperta, senza rischiare d’essere investito. Lungo il perimetro troverete noleggi di biciclette, circoli nautici, dei simpatici pedalò a forma di cigno e delle aree riservate ai cani. Consiglio di fermarsi in uno dei bar lungo il percorso e di ammirare in tutta pace la vista sul Pan di Zucchero sorseggiando un agua de coco.

Life at first sight

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