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Rota Vicentina: tappa 5 – Vilanova de Milfontes-Almograve

Distanza: 15,90 km

Dislivello in salita: 180 m

Dislivello in discesa: 150 m

Tappa più interessante e varia della precedente. 
Si possono tagliare 3 km se si scende al forte e si prende il tragetto per attraversare il fiume, non ci si perde nulla, anzi, si guadagnano tre quarti d’ora. 
Noi non abbiamo sfruttato questa possibilità. Abbiamo attraversato il paese percorrendo la principale via e sempre su asfalto abbiamo continuato verso il ponte lungo la statale, lo abbiamo attraversato e finalmente deviato a destra addentrandoci nel bosco.

Vista su Vilanova de Milfontes dopo il ponte

Si percorrono sentieri tra il bosco e campi coltivati, si scende verso la spiaggia, percorrendo delle passerelle. Qui ci sono un paio di locali per uno spuntino anche se se si è ancora a metà mattina. Si risale per una ripida e rettilinea strada asfaltata per circa 200/300 metri e finalmente si imbocca definitivamente il sentiero. Si costeggiano alternativamente scogliere su sabbia, stavolta più battuta rispetto alla tappa precedente e quindi molto più scorrevole, piccoli boschi di eucalipti e campi coltivati.

Ci sono coltivazioni di erba che viene raccolta arrotolata in strisce di un metro.

Nonostante sia piuttosto arido un po’ più internamente, queste zone sono molto irrigate. 
Sugli scogli vedrete all’opera pescatori intenti a pescare le sardinhas, tipica specialità portoghese.

Prescatori di sardinhas

Dopo la metà, abbiamo trovato il sentiero ostruito da piante ed erbe al punto di disorientare noi e un altra coppia, ma non ci si perde perché la segnaletica è buona. Verso la fine si punta nell’entroterra, dopo essere scesi fino alla spiaggia, si inizia a salire tra querce e piante attraverso un sentiero storico che costeggia una piccola valle, si arriva al depuratore e si entra in paese. Il paese è piccolino e offre poco. 
Menzione particolare al ristorante O Lavrador. 
Dal fuori sembra un baretto dopolavoro, con le sedie in plastica e la veranda sempre in pastica, posto nel bel mezzo di una rotondina. Ma vi assicuro che troverete un titolare che ama il suo lavoro, che ci tiene moltissimo, che riceve un sacco di urla e rimproveri dalla cuoca, ma è bravissimo, vi farà sentire a casa e gusterete delle portate a dir poco deliziose, ad un prezzo irrisorio e se volete vi saranno illustrate e spiegate alla perfezione.

Noi abbiamo sostato all'”Almograve Beach Hostel”, comodo ospitale.

Allego tracce GPS

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/vila-nova-de-milfontes-almograve-tappa-5-57267385

 https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/rota-vicentina-trilho-dos-pescadores-vila-nova-de-milfontes-almograve-57267421

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Rota Vicentina: tappa 4 – Porto Covo-Vilanova de Milfontes

Distanza: 20,40 km

Dislivello in salita: 160 m

Dislivello in discesa: 160 m

La tappa decisamente più impegnativa, non per i dislivelli, assenti, ma per la quasi totalità del tempo passata a camminare nella sabbia. Infatti abbiamo optato per sandali da trek anziché le scarpe. Scelta a mio avviso azzeccata. La tappa ha inizio uscendo dal villaggio da dove vi siamo entrati, attraversando la foce del ruscello e risalendo la stradina. Li si ritrova il crocevia dove Caminho e Trilho si uniscono. 
Si può scegliere se iniziare direttamente lungo la spiaggia o proseguire un po’ più internamente lungo la strada, fino a 
Ilha do Passegueiro dove i due tracciati si riuniscono.

La strada è più rapida, abbiamo scelto questa, e abbiamo fatto bene vista la difficoltà e la lunghezza della tappa. In prossimità dell’Ilha c’è un baretto per la colazione. Se siete partiti troppo presto, potreste non trovare nulla di aperto a Porto Covo. 


Lentamente si risale in scogliera camminando e affondando nella sabbia. Abbiamo trovato una totale assenza del vento che ci aveva sempre accompagnato nelle tappe interne e che ritroveremo solo nelle tappe interne, a peggiorare le condizioni climatiche un’umidità elevata. Serve molta acqua e tenere il capo coperto se batte il sole, non vi sarà ombra fino alla fine, nemmeno un po’. A parte un piccolo tratto su una passerella in legno con delle panchine (ottimo per uno spuntino) la tappa si snoderà sulla scogliera, tra arbusti bassi e falesie frastagliate a picco sull’oceano.

Non si camminerà mai in riva. A mio gusto personale la tappa non ha provocato un grande entusiasmo, ad essere sinceri credo sia la più brutta e noiosa. Ci sono comunque degli scorci degni di nota peró ripetitivi.

Nessuna possibilità di ristoro lungo il percorso, è necessario portarsi tutto. Vila Nova appare praticamente quasi improvvisamente e stavolta si deve scendere in paese anziché salire. Ci sono due locali prima di arrivare nel vero e proprio centro del paese, per una sosta ristoratrice, altrimenti potreste resistere circa 2 km circa lungo una noiosa strada sterrata a bordo coltivazioni e poi la zona residenziale prima del bellissimo centro storico, e assaporare una birra dopo aver lasciato gli zaini in hotel, cercando il baretto che più vi aggrada. Vila Nova è più grande di Porto Covo e offre tutto, bar, ristoranti, market, farmacie. È un villaggio carino da visitare, qualche saliscendi verso il forte ma si percorre bene, pieno di viuzze, negozietti, baretti e ristorantini. È anche questo un paese molto turistico. Come per Porto Covo, benché fosse quasi ottobre, locali pieni, meglio prenotare in anticipo, telefonando o andando prima a chiedere. Direi che vista la difficoltà, il caldo, l’umidità e la lunghezza, uno (o più) aperitivi a base di Sagres e/o Super Bock, sarà un esperienza magnifica e dissetante. 
Informatevi sulla presenza e orari del battello che va al di là del torrente perché anche qui, il paese è sulla foce di un corso d’acqua, stavolta navigabile. 
Se riuscite a prenderlo, il giorno successivo risparmierete un ora di cammino su asfalto.

Apericena da “Ritualizzano Restaurante Tapas-bar” e cena alla “Tasca do Largo” , dove consiglio l’ottimo bacalhau a bras. Abbiamo alloggiato da “Selina Milfontes” , bell’ambiente, curato nei dettagli, ma con un lunghissimo pre-check in che si potevano anche risparmiare.

Allego i link del tracciato GPS

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/rota-vicentina-trilho-dos-pescadores-porto-covo-vila-nova-de-milfontes-57212793

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/porto-covo-vila-nova-de-milfontes-tappa-4-57213129

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Rota Vicentina: tappa 3 – Cercal do Alentejo-Porto Covo

Distanza: 16,8 km

Dislivello in salita: 200 m.

Dislivello in discesa: 330 m.

Tappa meno scenografica delle precedenti .  Questa è una tappa di raccordo tra il Caminho e il Trilho.

Segnaletica da Cercal do Aletejo verso Porto Covo

Si parte attraversando Cercal per poi risalire su una collina dalla quale si avrà l’unica vista completa su questo paesino.

Cercal do Alentejo

Il tragitto prosegue attraverso paesaggi rurali, per sterrate lungo prati a ridosso di boschi e leggere colline. Ci si addentra poi definitivamente in boschi di soli eucalipti prima e misti dopo. Il sentiero è per lo più una strada sterrata molto poco frequentata da auto, le uniche che vi transitano sono gli ospiti di un resort posto lungo il tragitto. 

Dopo leggeri sali scendi, il sentiero inizia una lunga discesa fino a livello oceano che inizia a intravedersi fra le fronde. Una volta usciti dal bosco ci si trova proprio ai piedi delle colline, dove inizia la campagna coltivata e la sabbia nelle strade.

Questo breve tratto è anche il più bello. In pochi minuti si iniziano ad attraversare le prime case, qualche ristorante, nei quali non vale la pena fermarsi salvo urgenze perché Porto Covo dista un’oretta poco più. 

Sì attraversano piatte e noiose zone coltivate.

Sbagliare strada è impossibile, si possono seguire le indicazioni bianco rosse oppure allungare per puntare all’ Ilha do Passegueiro (che comunque si potrà vedere il giorno successivo).

Porto Covo è alla vostra destra e dopo un’ora di monotonia raggiungerete la riva dell’oceano e la segnaletica Verde Azzurra del Trilho do Pescadores. Una volta attraversato la foce di un torrente alla fine di una discesa, si risale fino al centro del villaggio.

Porto Covo

Porto Covo è piccolina ma carina, molto turistica. Troverete ristoranti e bar a volontà, farmacie e minimarket. 

(Da Ze Iniacio abbiamo mangiato benissimo). In media e alta stagione è preferibile prenotare il ristorante, perché l’afflusso di turisti è importante. Abbiamo dormito alla Casa de Porto Covo Guest House. Una Guest House carina ed economica. Volendo possiede una lavanderia ed asciugatrice a gettoni. Se alloggerete qui informatevi riguardo alla colazione.

Allego i link del tracciato GPS

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/cercal-porto-covo-tappa-3-57141150

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/rota-vicentina-caminho-historico-cercal-do-alentejo-porto-covo-57141883

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Rota Vicentina: tappa 2 – Vale Seco-Cercal do Alentejo

Lunghezza: 20,5 km

Dislivello in salita: 230 m.

Dislivello in discesa: 290 m.

Il sentiero inizia adentrandosi in una zona molto arida dell’Alentejo. 

Da subito i boschi si tramutano in colline di arbusti e i sentieri si fanno più polverosi. Questa è la zona del “porco preto”, il maialino nero alentejano.

È una prima parte di tappa affascinante, anche qui non mancano vecchie fattorie abbandonate, greggi di capre, pecore e mucche al pascolo, sembra sia difficile sopravvivere qui in mezzo eppure non mancano contadini che riescono a coltivare. 

Il paesaggio cambia radicalmente arrivando a Vale de Egua circa a metà mattina.

Una zona molto verde, con coltivazioni ordinate, floridi pascoli e ordinati boschetti di pini marittimi e eucalipti.

Qui troverete un paio di bar ideali per uno spuntino. 

Dopo di che, una volta superate le coltivazioni, il sentiero proseguirà per zone un po’ più aride in mezzo alla boscaglia, fino a raggiungere a metà percorso l’Albufeira de Campilhas: una lunga diga.

La si attraversa percorrendola tutta e qui ci siamo fermati per il pranzo al sacco. Fina a Cercal, il percorso diventa via via meno arido, si sale su una zona collinare attraverso campi coltivati e boschetti. Territorio più ordinato che a tratti ricorda il senese, molto piacevole da attraversare. 

Cercal è un piccolo borgo caratterizzato da case bianche con una struscia blu in basso, come in tutti i villaggi di queste regioni. Qui troverete dei bar, ristoranti, minimarket e farmacia.

Tappa meno impegnativa della prima sia per la minore lunghezza, sia per il dislivello complessivo. Abbiamo alloggiato a “Solar del Alentejo” che rientra tra gli alloggiamenti ufficiali della Rota. Abbiamo cenato da “O Pereira”, un ristorante leggermente fuori dal centro. Mangiato veramente bene: ad accogliervi, prima di entrare, un enorme camino dove il cuoco mette alla brace prelibatezze locali. Il profumo vi invoglierà certamente ad entrare. Abbiamo assaggiato la grigliata di Porco Preto, il maialino nero alentejano, decisamente gustoso. Merita veramente.

Allego i link del tracciato GPS

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/rota-vicentina-caminho-historico-vale-seco-cercal-do-alentejo-57059412

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/vale-seco-cercal-tappa-2-57058916

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Rota Vicentina: tappa 1 – Santiago do Cacem-Vale Seco

Lunghezza: 23,5 km.

Dislivello in salita: 520 m.

Dislivello in discesa: 530 m.

Una volta scesi dal castello di Santiago si attraversa una parte di paese, usciti dal centro abitato si inizia a salire attraverso le colline di querce da sughero, eucalipti e pini.

Igreja Matriz e Castello, punto di partenza della Rota Vicentina

Si cammina spesso sulle rotonde sommità con dolci sali scendi tra prati, strade sterrate e boschi che da puliti e ordinati si fanno via via più intricati e selvaggi. Quello che vi sorprenderà, non appena sentirete giungere il vento dall’ oceano sarà il buonissimo e inebriante profumo di eucalipto e pino, una fragranza squisita che vi permeerà narici e polmoni. In mezzo ai prati o tra gli alberi vecchie fattorie diroccate, un tempo floride ville, o resti di antichi monasteri, prestano muri e coperti a greggi di pecore e capre.

Camminare per più di 20 km in questo paesaggio vi farà scordare la fatica e i repentini cambi di meteo renderà tutto più divertente. Alla partenza infatti il meteo era decisamente ostico, con raffiche di vento forti e una pioggia scrosciante. In breve tempo si è trasformata pioggerella fitta e infine sole cocente. Sui crinali però la situazione è cambiata, con un costante e forte vento oceanico siamo passati nel giro di pochi secondi dal sole a picco ad una velocissima tempesta di piccolissime gocce di ghiaccio. Devo dire che è stato divertente.
La prima parte è caratterizzata da boschi ampi di querce e prati.

Mano a mano che si prosegue con vari saliscendi i boschi si infittiscono con una presenza più massiccia di eucalipti. Si fanno sempre più presenti arbusti di piante aromatiche e il territorio si fa meno curato. Le abitazioni sono una rara presenza, passerete affianco ad un paio di Alojamentos Local raggiungibili attraverso lunghe strade sterrate.
Verso la fine della tappa, quando il sentiero attraversa boschi più impervi, si inizia a risalire una stretta vallata per poi uscirne improvvisamente, arrivando in una zona coltivata. Giungerete improvvisamente ad una strada asfaltata, siamo quasi alla fine, comparirà un piccolo bar/negozio. Questa è la località di Vale Seco. Non è un paese, vi sono due o tre alojamentos e questo bar. Se non avete del cibo questo è il momento di acquistarne, qui non ci sono ristoranti.
Tappa abbastanza lunga e quella con i maggiori dislivelli complessivi. E’ la tappa più bella a mio avviso,
Non è particolarmente complicata, è necessario comunque avere con se acqua per un giorno intero e da mangiare. Noi abbiamo alloggiato a Moinhos Do Paneiros: un alojamento local ricavato all’interno di un mulino e costruzioni contigue. E’ un alloggiamento ufficiale della Rota. Titolari estremamente ospitali, vi porteranno un abbondantissima colazione direttamente nel vostro alloggio con qualcosa di extra per ristorarsi durante il cammino. Nella reception ci sono varie guide tra cui quella ufficiale della Rota (pubblicata solo in 4 lingue al momento: Portoghese, Spagnolo, Inglese e Tedesco). Qui è l’unico posto in cui troverete qualcosa del genere e i prezzi sono quelli ufficiali. Per acquistare le medesime guide siamo dovuti andare in una piccola libreria di Lisbona che tratta di viaggi. In giro non troverete altro per cui se volete approfittarne questo è il momento giusto.

Moinhos do Paneiro

Allego i link del tracciato GPS

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/santiago-do-cacem-vale-seco-moinhos-do-paneiro-tappa-1-57003095

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/rota-vicentina-caminho-historico-santiago-do-cacem-vale-seco-57002902

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Rota Vicentina: scoprire a piedi il sud ovest Portoghese.

La Rota Vicentina è un trek attraverso le regioni dell’Alentejo e dell’Algarve, due regioni nel sud-ovest Portoghese. Il tracciato ha inizio dal paese di Santiago do Cacem posto a un centinaio di chilometri a sud di Lisbona. Più precisamente il cammino inizia sulla collina di Santiago, dal castello di origine araba e ricostruzione templare a fianco del quale fu costruita la Igreja Matriz de Santiago do Cacem. 
È una chiesa del XIII secolo annessa al castello che dopo varie vicissitudini è stata restaurata ed è visitabile. Si raggiunge Santiago per mezzo di bus (Compagnia Rede Expressos che collega tutto il paese) il quale vi porterà alla stazione posta un km più in basso della collina. Il punto di arrivo di questo Trek è il Cabo de Sao Vicente, una estremità a sud ovest, l’ultima propaggine dell’Algarve di fronte all’oceano Atlantico.
Nel piccolo piazzale di fronte alla chiesa vi sono due cartelli esplicativi: il cammino è diviso in due distinti percorsi, Caminho Historico e Trilho do Pescadores identificati per mezzo di due linee parallele bianco rosse per il primo e azzurro verdi per il secondo.
Ad ogni incrocio troverete questi segni posti sulle piante, su massi o paletti piantati appositamente. Se si imboccasse una deviazione errata questa vi verrà segnalata con le due strisce colorate messe ad X anziché parallele. Vi basterà percorrere a ritroso il percorso fino all’incrocio precedente.
L’Historico, 12 tappe, è tracciato sui percorsi dei pellegrini e abitanti del luogo per passare da un secolare villaggio all’altro, avvalendosi dei ricordi delle persone più anziane e della presenza dei resti di vecchie fontane, monasteri e ruderi. 
Nel 2016 è stato insignito della certificazione europea “Leading Quality Trails-best of Europe” ed è integrato nel GR11 (Grand Route 11) e E9 (Sentiero Europeo 9) trek che collega Sagres a San Pietroburgo. Il Trilho invece, composto di 9 tappe poiché inizia ufficialmente a Porto Covo, è un trek costiero segnato sui sentieri utilizzati dai pescatori (tutt’ora) per scendere all’oceano. Il Trilho offre la possibilità di proseguire verso Sagres e Lagos. 
I due trek sono collegati in alcuni punti, per cui è possibile percorrere parti di entrambi. Tutte le tappe sono percorribili in un giorno su dislivelli minimi e si possono integrare con percorsi circolari, tappe più brevi ad anello, che permettono di esplorare ancora più dettagliatamente il territorio e scoprire scorci e perle antiche. La segnaletica per questi percorsi circolari è il giallo rosso.
Noi abbiamo percorso un mix dei due percorsi, iniziando col Caminho Historico, usato dei raccordi per raggiungere il Trilho e viceversa, parti di Trilho e parti di cammini circolari per integrare al meglio il nostro viaggio.

Se per un qualsiasi motivo dovreste lasciare il trek, è possibile raggiungere una strada carrabile asfaltata praticamente sempre.

Calzature: molti usano scarpe da trek o scarponcini. Noi abbiamo optato per scarpe da trail running, calzature molto morbide e comode con suola in Vibram, che da un ottimo grip. Vista la lunghezza del trek abbiamo optato per la comodità del piede. Posso tranquillamente dire che abbiamo azzeccato la scelta. Abbiamo anche portato dei sandali da trek poiché alcune tappe del Trilho sono completamente sabbiose.

Abbigliamento: abbigliamento da trek, maglie traspiranti ad asciugatura rapida, leggero per le temperature anche elevate durante il giorno se vi accingete ad affrontarlo da primavera all’autunno, felpe e una giacchetta per la sera, può tirare vento e di sera solitamente è fresco se non freddo. Pantaloni lunghi e corti, un impermeabile o poncho, il meteo può cambiare repentinamente. Nel giro di meno di un minuto potete passare da caldo torrido a una bufera di pioggia o ghiaccio accompagnata da un vento impetuoso. Serve un copricapo.

Cose utili: crema solare, crema idratante, cerotti in caso di vesciche, arnica o una crema per dolori muscolari. Non ci sono zanzare per cui non sono necessari dei repellenti. Portatevi una fotocamera! Se avete voglia tenete una sorta di diario, o prendete degli appunti o fotografate moltissimo: ogni tappa sarà diversa dalla precedente, ogni tappa potrà essere divisa in parti completamente diverse tra loro, sarà piacevole documentare il tutto per ricordarne ogni singolo aspetto. Noi abbiamo usato due app, per controllare il tracciato. Non è necessario perché è impossibile perdersi, la segnaletica è ben fatta, però vorrete tener registrato quanto percorso ogni giorno. A noi sono servite relativamente in quanto la segnaletica è revisionata ogni anno ed è possibile che i percorsi cambino leggermente di anno in anno. Se uscite dal tracciato per un qualsiasi motivo allora potrà esservi utile.

Alloggi: durante tutto il tragitto non è permesso il camping libero, ma ogni tappa raggiunge un centro abitato o comunque una zona con possibilità di alloggiare. Ci sono varie tipologie di alloggi: ostelli, hotel, b&b, campeggi e alojamentos rural, dei b&b ufficiali della Rota che hanno la peculiarità di essere eco sostenibili. Sono identificati dal simbolo della Rota posto all’ingresso. Costano un po’ di più ma sono anche più caratteristici e tipici.

Dove mangiare: ad ogni arrivo di tappa troverete dove cenare, da ristoranti a bar, tranne l’arrivo della prima tappa dell’Historico. Dovrete portarvi comunque acqua e viveri lungo la tappa perché la maggior parte delle volte non troverete nulla dove mangiare durante il giorno. Market o minimarket sono presenti ad ogni arrivo di tappa, anche la prima.

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Giro delle creste del Fumante-Cima Carega. Piccole Dolomiti.

Sentiero molto panoramico, tra i più appaganti delle Piccole Dolomiti, di moderata difficoltà.
200/300 metri dopo il rifugio Campogrosso si prende a sinistra il sentiero 157 con indicazione Boale dei Fondi- cima Carega. Dopo un brevissimo tratto di prato, il sentiero si snoda attraverso il bosco con brevi sali scendi. Si incrocia dapprima il sentiero delle mole proveniente da sinistra in una prima radura poi immediatamente dopo il termine del bosco si percorre la sella del Rotolon dalla quale è ben visibile sulla sinistra, l’inizio della frana. Davanti a noi si vedono le guglie GEI e Negrin e le guglie del Fumante mentre sulla destra si vede bene il sentiero 157 del Boale dei Fondi. Subito dopo la sella sul sentiero è posto un segnavia a livello di una biforcazione. Il segnale indica esclusivamente la direzione del boale dei fondi a destra mentre il sentiero di sinistra non riporta nessuna indicazione. Si deve prendere quest’ultimo che è il 195 e si inerpica immediatamente tra i sassi. Bisogna prestare attenzione a seguire la segnalazione bianco-rossa.
Il sentiero continua tra i sassi e a tratti in trincea. Si incontra una feccia rossa indicante “Scuro”: indica il sentiero alpinistico del Vajo Scuro. Ignoratela.
Anche se in un paio di tratti la traccia di sentiero sembra svanire, le indicazioni bianco rosse sono frequenti. Ad un certo punto le indicazioni sembrano portare ad un vicolo cieco, a ridosso di una parete mentre una deviazione sulla destra sembra aggirarla. Non seguitela: a ridosso della parete si apre sulla vostra destra una spaccatura sotto una guglia.

Giaron della Scala

Il sentiero prosegue lì per poi sbucare nel Giaron della Scala. Da qui in avanti si sale attraverso il ghiaione (troverete nuovamente un’altra indicazione per il Vajo Scuro che dovrete ignorare). La salita è ripida a brevi tornanti e piuttosto lunga. Al termine del ghiaione si giunge ad una conca tra massi e roccette: prendete il sentiero che sale a destra, quello che va a sinistra sale sulla cima del Fumante o Cima Lovaraste.

Dal Giaron della Scala verso Pra degli Angeli


La deviazione è molto breve (andata e ritorno per lo stesso) ma non di facilissimo accesso. Proseguendo per il 195 ci si inerpica salendo rapidamente. Al termine della salita si trova un breve tratto pianeggiante attrezzato con funi, molto semplice, non c’è alcuna particolare difficoltà. Si scende nuovamente per poi iniziare nuovamente la salita sul bordo del Prà degli Angeli. Ci si arrampica prestando sempre attenzione alla segnaletica bianco-rossa. Ci sono un paio di tratti un po’ esposti ma nulla di preoccupante. Al termine della salita si trova un segnavia indicante a sinistra giù verso il Rifugio Pompeo Scalorbi e seguendo la cresta a destra, camminando sopra all’anfiteatro, si arriva a Bocchetta Fondi.

Dall’Obante verso Bocchetta Fondi
con vista sulle Tre Croci

Arrivati a questo punto si vede benissimo tutta la catena delle Tre Croci, il Plische, lo Zevola, il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza fino a Cima Marana. Una volta giunti a Bocchetta Fondi avete due possibilità: proseguire diritti e salire un po’ per poi continuare in cresta, scelta più panoramica, oppure scendere e prendere subito a destra: scelta meno impegnativa. Comunque sono presenti indicazioni per Cima Carega.
Entrambe le scelte confluiscono all’uscita del Vajo dei Colori. Da qui è ben visibile sia Cima Carega direttamente di fronte a noi, e il Rifugio Mario Fraccaroli. Sulla destra si trova Cima Mosca. Con una serie di semplici tornanti seguendo la mulattiera, si giunge alla meta.

Da Cima Carega


Il ritorno avviene per lo stesso sentiero fino a Bocchetta Fondi. Invece di proseguire per il sentiero dell’andata scendiamo verso il boale di fondi. Sentiero per la prima metà a tratti ripido e ghiaioso (che fiancheggia un ghiaione). È un sentiero lungo e noioso ma bisogna prestare attenzione a non scivolare. La seconda metà prosegue quasi pianeggiante fino alla biforcazione del mattino e infine a Campogrosso per lo stesso sentiero dell’andata.

Da Boale dei Fondi il sentiero di ritorno


È sentiero moderatamente difficile sia per il dislivello che complessivamente è di circa 1000 metri (compresi vari saliscendi: quota di partenza 1459, quota Cima Carega 2259), sia per alcuni passaggi non proprio agevoli.

Sono necessari scarponi da montagna, da evitare scarpe da trekking o caviglia bassa. Il sentiero a tratti è sconnesso, specie nel tratto di discesa, dov’è necessaria una calzatura con suola molto aderente e che sostenga la caviglia. Come sempre vestiario adatto per affrontare qualsiasi cambiamento di meteo.

Ricordatevi che raggiungere la vetta è importante ma tornare lo è di più.

Alla prossima!

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Escursione La Gazza, Rifugio Scalorbi, Cima Carega

Vorrei parlarvi di un escursione che non è certamente la più spettacolare e scenografica, nemmeno la più semplice, ma è un escursione che racchiude in se tutti gli aspetti che si possono incontrare in montagna: a tratti sarà leggera, a tratti noiosa e faticosa, a volte vi sorprenderà e vi appagherà; ma la cosa principale, che non sempre si può dare per scontata, c’è un obiettivo, un punto di arrivo e quindi un ritorno.

Scelgo le mie Piccole Dolomiti Vicentine, dove sono cresciuto escursionisticamente, le montagne che i miei mi hanno fatto conoscere ancora prima di iniziare la scuola. Sono il luogo grazie al quale sin da piccino, ho iniziato ad assaporare il piacere di una levataccia, svegliandomi prima del sole, un piacere che supera molto il disagio del sonno, sono il luogo che raggiungo ogni volta che posso, anche da solo, sono uno dei luoghi che sento come casa.

Si chiamano Piccole Dolomiti perché costituite da dolomia, la stessa roccia delle sorelle più elevate: le Dolomiti; le forme, le guglie, i vaji, i profili, sono assolutamente identici alle sorelle maggiori.

Sono montagne spettacolari all’alba e al tramonto, acquisendo il colore rosso del sole.

Sono abitate da falchi, aquile, pojane, gazze, marmotte, i simpaticissimi camosci, caprioli, volpi, ultimamente anche dai più schivi orsi e lupi e molto altro.

Torniamo all’escursione:

Partenza- Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (Recoaro Terme) m. 1265

Arrivo- Rifugio Pompeo Scalorbi. m. 1767

Eventuale prolungamento- Rifugio Mario Fraccaroli m. 2238 e Cima Carega. m. 2259

E ritorno

Questa escursione inizia prima ancora di appoggiare i piedi per terra, una volta lasciato il centro di Recoaro si seguono le indicazioni per Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (Rifugio del C.A.I. di Valdagno), una strada asfaltata lunga poco meno di 10 km i cui ultimissimi tratti si snodano tra i mughi, lungo il confine tra il bosco e le propaggi finali dei ghiaioni, sotto le pareti verticali e torrioni di dolomia.

Se abbassate il finestrino sentirete il buonissimo profumo di pino, l’aria frizzantina e una freschissima sensazione di purezza che vi metterà il buon umore!

Si trova un piccolo parcheggio al termine della strada in prossimità del rifugio, in alternativa 100/200 metri prima si trova un parcheggio più ampio sulla destra.

Dal rifugio si prende il sentiero 110, l’unico che sale, tenendosi il rifugio a sinistra. Si inizia a salire fin dai primi passi attraversando un prato che ben presto diventa roccia. Il sentiero si snoda principalmente a tornanti e non desta un grandissimo entusiasmo. La pendenza è pressoché costante e ci si spinge attraverso il vajo fin al Passo della Lora o delle Tre Croci.

La vista che si gode comunque non è indifferente, tutta la pianura davanti a se e di lato i torrioni e le guglie del Fumante che si stagliano su un cielo che diventa sempre più blu mano a mano che salite.

Guglie del Fumante dal sentiero 110

Si raggiunge una quota di 1716 metri al passo. Tutta la salita è quasi sempre caratterizzata da un umidità piuttosto alta e sempre illuminati dal sole, motivo per cui sarebbe meglio iniziare l’escursione alle prime luci del giorno. La sensazione di caldo e afa scompare improvvisamente raggiungendo il passo, quando si incontra aria più fresca proveniente dall’altro versante. Si passa ad un ambiente più verde, il sentiero prosegue a tornanti sulla destra tra i pini mughi per poi ritornare roccia in una ventina di minuti . La pendenza diminuisce e permette di godere di una bellissima vista sulle valli veronesi e in lontananza sulle Alpi innevate. A tratti è possibile scorgere il lago di Garda e, gli altopiani lessini con Podesteria e le sue antenne, sono sempre presenti sulla nostra sinistra. Dopo un tratto senza dislivelli, il sentiero curva a destra e qui scoprirete se la montagna vi ha conquistato facendovi scordare le fatiche iniziali o se al contrario non fa per voi! La vista sul Carega e sulle porte di Campobrun sono per me ineguagliabili. Sembra di essere veramente in alta montagna. A sinistra e a destra due serie di creste convogliano verso la piramide imponente della cima. Davanti a noi in basso si trova il Rifugio Pompeo Scalorbi e la chiesetta degli Alpini (con la consueta messa della domenica alle 11) a quota 1767 m.

Questo è un buon punto di arrivo se si tratta della vostra prima escursione, ma se le gambe vi reggono e volete esplorare questo ambiente allora potete continuare verso cima Carega. I sentieri che salgono sono inizialmente un paio e paralleli: uno in mezzo al vallone e una mulattiera sul lato destro. La mulattiera (sentiero 192) è più probabile che sia all’ombra, almeno nel tratto iniziale. Non ci si può sbagliare, all’inizio sale in maniera rettilinea per poi proseguire in pochi tornanti (immettendosi nel sentiero 157)fino al rifugio. Guardandovi indietro vedrete tutta la cresta delle Tre Croci.

Campobrun e Tre Croci

Il dislivello è lo stesso della prima parte del percorso, sarà un po’ meno impegnativo per via delle pendenze minori ma impiegherete più o meno lo stesso tempo impiegato per arrivare al rifugio Scalorbi.

Il Rifugio Fraccaroli a quota 2238 m. è un bellissimo rifugio (si mangia pure bene: serve avere pazienza e godersi il panorama, verrete serviti in ordine di arrivo) posto in una posizione ideale, con un terrazzo tutto torno che vi permette di ammirare qualsiasi cosa, tuttavia arrivati fino a lì non potete non salire fin sulla vetta proprio sopra di voi a pochissimi minuti. Siete in una delle zone più alte della Provincia di Vicenza anche se la vetta (2259 m. s.l.m) è per pochi metri trentina, e da li la vista è integrale: uno scorcio a 360 gradi su montagne, Alpi, Dolomiti, vallate, pianure, lago di Garda e pure la laguna di Venezia.

Dopo il meritato ristoro, il ritorno avverà per lo stesso percorso con una possibilità di breve variante più spettacolare.

Giunti al rifugio Scalorbi si prende il sentiero percorso all’andata, che ora sarà in salita, dopo qualche minuto in prossimità di una curva pronunciata verso destra, dalla mulattiera, si staccherà verso sinistra un sentiero (indicazioni 113 sentiero dell’Omo e dela Dona, che sconsiglio, e 111 sentiero del Forcellin Plische, mantenendo poi la destra)

Pro e contro di questa deviazione.

Pro: molto scenografico, si prosegue per rocce e roccette in un ambiente lunare, anche sotto il sole diretto è un bellissimo sentiero. Scegliendo questa variante eviterete di camminare attraverso i pini mughi dell’andata, che in tarda mattinata e pomeriggio, essendo bassi, accumulano moltissimo calore rendendo veramente molto afoso il percorso. Questa variante spunta appena sotto il passo della Lora nel sentiero 110 che vi condurrà all’auto.

Contro: serve un passo stabile, a volte il sentiero è ghiaioso e in discesa, si prosegue a tratti balzando da un masso all’altro. È tutto fuorché pericoloso però è necessario avere una certa sicurezza di passo.

Da qui al rientro ci sarà un oretta di cammino e il pensiero di qualcosa di fresco al rifugio vi farà passare la fatica!

Consiglio sempre di partire molto presto sia per non patire il caldo che negli ultimi anni attanaglia anche le zone più alte delle montagne, sia per non incrociare molte persone. Avrete sicuramente modo di osservare qualche camoscio curioso se non farete troppo baccano, e di sentire il fischio delle marmotte ancora prima di vederle.

Qualsiasi sia il sentiero di montagna che scegliete di percorrere, più o meno battuto, dovrete affrontarlo sempre, e questa è una condizione primaria e fondamentale, con il vestiario adatto, delle calzature che vi sostengano adeguatamente, dovrete avere acqua, da mangiare e ricambi, indumenti che vi proteggano in caso di maltempo. Dovrete sempre assicurarvi delle condizioni meteo prima della partenza, avvisare sempre dove avete intenzione di andare, mai affrontare un nuovo percorso da soli, fatevi sempre accompagnare da qualcuno che già ci è stato o che ha grande dimestichezza con l’ambiente montano. Basta un colpo di nebbia per far perdere il sentiero anche alla guida più esperta. Assicuratevi di avere una condizione fisica adatta allo sforzo che intendete affrontare: i soccorsi in montagna non sono sempre scontati.

Ricordatevi che raggiungere la vetta è importante ma tornare lo è di più.

Alla prossima!

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In Patagonia

La Patagonia! È un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più.”

Bruce Chatwin
Parque Nacional Torres del Paine (Chile)

Una citazione che contiene un sacco di verità. Come un’amante dal carattere insondabile e mutevole così questa regione presenta ambienti completamente diversi tra loro ma altrettanto ammalianti, il tutto condensato in pochissimo spazio. La parte Argentina è una distesa, una steppa, una interminabile pianura il cui orizzonte è costantemente segmentato dalle Ande, chilometri e chilometri di rettilinei sporadicamente attraversati da wanaki che saltano a piedi pari il nastro asfaltato, venti che a definirli potenti.. no non puoi, devi sentirli, sperando di non volar via. Quando finalmente la strada ti porta a ridosso delle montagne e trovi un valico impolverato e sterrato per passare al lato occidentale ecco che il carattere di quest’amante muta in un batter d’occhio. Qui tra le vette acuminate e la parte di oceano intrufolata tra i fiordi c’è un soffio di pianura, un concentrato di foreste, steppe, ghiacciai e il vento, che è lo stesso, come se da destra prendesse la rincorsa, saltasse e piè pari la cordigliera per poi schiantarsi in Chile. Insomma una terra, due stati, due visoni di estremo, un unico fascino, un’unica nostalgia, un’unica amante da desiderare in tutti i suoi contrastanti aspetti.

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Svizzera: attraversare le Alpi con il treno più lento del mondo.

Nella terra degli orologi, la rapidità non è sempre un buon segnale. Almeno per il Glacier Express, percorso così bello che nessuno sembra aver fretta di concludere.


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Zermatt e St. Moritz sono due celebri cittadine adatte per le vacanze svizzere.  Zermatt è  famosa per il Matterhorn, la punta ricoperta di neve, con il suo logo stampato anche sugli imballaggi del cioccolato Toblerone. E’ una stazione sciistica in inverno e meta di alpinisti in estate (3.131 metri di altezza).

St. Moritz, allo stesso tempo, ospita moltissima gente in estate, ma ferve più che altro in inverno, quando il jet set internazionale compare per sciare e per assistere al Campionato Mondiale di Polo sulla neve.

La distanza tra le due città è poco più di 300 chilometri –  un percorso di 5 ore di macchina su tortuose strade alpine. Ma il cammino più diretto fra le due è anche il più lento: il Glacier Express, che percorre 275 chilometri in 8 ore. Vi starete chiedendo , allora, perché intraprendere questo viaggio. Direi per scenari come questo! (foto).

iStock_michelangeloop


Il treno attraversa di fatto le Alpi e permette di godere della vista di paesaggi davvero impressionanti. I moderni e forniti di servizi vagoni panoramici del Glacier Express attraverseranno ghiacciai e piccole cittadine di montagna, 291 ponti e 91 tunnel.

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Chi viaggia da est a ovest, tratta solitamente meno affollata, parte alle 8h52, con il Matterhorn alle spalle, in una tratta tutta curve fino a Brig. Da lì, “l’espresso più lento del mondo” prosegue nella valle del Rodano fino al tunnel di Furka, sfiorando la velocità di 90 km orari (velocità più elevata dell’intero percorso).

Non essendo presente un vagone ristorante, il pranzo (non compreso nel prezzo, 43 CHF per un pasto completo) viene servito direttamente alla propria poltrona.

Molta gente scende ad Andermatt, un vero e proprio resort di sci, più low profile di Zermatt e St. Moritz. Per chi prosegue, invece, il treno fa una fermata tecnica a Disentis, per poi riprendere verso il punto di viaggio più alto: Oberalpass (2.033 metri).

iStock_VogelSP


Il Glacier corre lungo il fiume Vorderrhein, dal colore smeraldo e contornato da una parete di roccia. Questo fino a Chur, la città più antica della Svizzera. E, dopo aver passato incredibili viadotti di pietra, il treno in fine arriva a St. Moritz. Puntualmente alle 16h55.

Inaugurato nel 1930 – all’epoca il treno ovviamente era a vapore – la Glacier Express è considerata la ferrovia più scenica del paese, che ha  26.000 km di linea ferroviaria, usata quotidianamente da 1 milione di persone – 500 mila appena a Zurigo.

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A Zermatt, non fate a meno di mangiare allo Schäferstube. Il menu ha appena un ingrediente: agnello, preparato in modi diversi, arrivato da un allevamento a pochi km da lì dalla famiglia Julen. Chi desidera fermarsi per la notte e soggiornare nella zona, fra questi, l’hotel Romantik Julen , Alpenhof e l’Hotel Daniela – gestiti tutti dalla stessa famiglia.

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