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Giro delle creste del Fumante-Cima Carega. Piccole Dolomiti.

Sentiero molto panoramico, tra i più appaganti delle Piccole Dolomiti, di moderata difficoltà.
200/300 metri dopo il rifugio Campogrosso si prende a sinistra il sentiero 157 con indicazione Boale dei Fondi- cima Carega. Dopo un brevissimo tratto di prato, il sentiero si snoda attraverso il bosco con brevi sali scendi. Si incrocia dapprima il sentiero delle mole proveniente da sinistra in una prima radura poi immediatamente dopo il termine del bosco si percorre la sella del Rotolon dalla quale è ben visibile sulla sinistra, l’inizio della frana. Davanti a noi si vedono le guglie GEI e Negrin e le guglie del Fumante mentre sulla destra si vede bene il sentiero 157 del Boale dei Fondi. Subito dopo la sella sul sentiero è posto un segnavia a livello di una biforcazione. Il segnale indica esclusivamente la direzione del boale dei fondi a destra mentre il sentiero di sinistra non riporta nessuna indicazione. Si deve prendere quest’ultimo che è il 195 e si inerpica immediatamente tra i sassi. Bisogna prestare attenzione a seguire la segnalazione bianco-rossa.
Il sentiero continua tra i sassi e a tratti in trincea. Si incontra una feccia rossa indicante “Scuro”: indica il sentiero alpinistico del Vajo Scuro. Ignoratela.
Anche se in un paio di tratti la traccia di sentiero sembra svanire, le indicazioni bianco rosse sono frequenti. Ad un certo punto le indicazioni sembrano portare ad un vicolo cieco, a ridosso di una parete mentre una deviazione sulla destra sembra aggirarla. Non seguitela: a ridosso della parete si apre sulla vostra destra una spaccatura sotto una guglia.

Giaron della Scala

Il sentiero prosegue lì per poi sbucare nel Giaron della Scala. Da qui in avanti si sale attraverso il ghiaione (troverete nuovamente un’altra indicazione per il Vajo Scuro che dovrete ignorare). La salita è ripida a brevi tornanti e piuttosto lunga. Al termine del ghiaione si giunge ad una conca tra massi e roccette: prendete il sentiero che sale a destra, quello che va a sinistra sale sulla cima del Fumante o Cima Lovaraste.

Dal Giaron della Scala verso Pra degli Angeli


La deviazione è molto breve (andata e ritorno per lo stesso) ma non di facilissimo accesso. Proseguendo per il 195 ci si inerpica salendo rapidamente. Al termine della salita si trova un breve tratto pianeggiante attrezzato con funi, molto semplice, non c’è alcuna particolare difficoltà. Si scende nuovamente per poi iniziare nuovamente la salita sul bordo del Prà degli Angeli. Ci si arrampica prestando sempre attenzione alla segnaletica bianco-rossa. Ci sono un paio di tratti un po’ esposti ma nulla di preoccupante. Al termine della salita si trova un segnavia indicante a sinistra giù verso il Rifugio Pompeo Scalorbi e seguendo la cresta a destra, camminando sopra all’anfiteatro, si arriva a Bocchetta Fondi.

Dall’Obante verso Bocchetta Fondi
con vista sulle Tre Croci

Arrivati a questo punto si vede benissimo tutta la catena delle Tre Croci, il Plische, lo Zevola, il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza fino a Cima Marana. Una volta giunti a Bocchetta Fondi avete due possibilità: proseguire diritti e salire un po’ per poi continuare in cresta, scelta più panoramica, oppure scendere e prendere subito a destra: scelta meno impegnativa. Comunque sono presenti indicazioni per Cima Carega.
Entrambe le scelte confluiscono all’uscita del Vajo dei Colori. Da qui è ben visibile sia Cima Carega direttamente di fronte a noi, e il Rifugio Mario Fraccaroli. Sulla destra si trova Cima Mosca. Con una serie di semplici tornanti seguendo la mulattiera, si giunge alla meta.

Da Cima Carega


Il ritorno avviene per lo stesso sentiero fino a Bocchetta Fondi. Invece di proseguire per il sentiero dell’andata scendiamo verso il boale di fondi. Sentiero per la prima metà a tratti ripido e ghiaioso (che fiancheggia un ghiaione). È un sentiero lungo e noioso ma bisogna prestare attenzione a non scivolare. La seconda metà prosegue quasi pianeggiante fino alla biforcazione del mattino e infine a Campogrosso per lo stesso sentiero dell’andata.

Da Boale dei Fondi il sentiero di ritorno


È sentiero moderatamente difficile sia per il dislivello che complessivamente è di circa 1000 metri (compresi vari saliscendi: quota di partenza 1459, quota Cima Carega 2259), sia per alcuni passaggi non proprio agevoli.

Sono necessari scarponi da montagna, da evitare scarpe da trekking o caviglia bassa. Il sentiero a tratti è sconnesso, specie nel tratto di discesa, dov’è necessaria una calzatura con suola molto aderente e che sostenga la caviglia. Come sempre vestiario adatto per affrontare qualsiasi cambiamento di meteo.

Ricordatevi che raggiungere la vetta è importante ma tornare lo è di più.

Alla prossima!

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Escursione La Gazza, Rifugio Scalorbi, Cima Carega

Vorrei parlarvi di un escursione che non è certamente la più spettacolare e scenografica, nemmeno la più semplice, ma è un escursione che racchiude in se tutti gli aspetti che si possono incontrare in montagna: a tratti sarà leggera, a tratti noiosa e faticosa, a volte vi sorprenderà e vi appagherà; ma la cosa principale, che non sempre si può dare per scontata, c’è un obiettivo, un punto di arrivo e quindi un ritorno.

Scelgo le mie Piccole Dolomiti Vicentine, dove sono cresciuto escursionisticamente, le montagne che i miei mi hanno fatto conoscere ancora prima di iniziare la scuola. Sono il luogo grazie al quale sin da piccino, ho iniziato ad assaporare il piacere di una levataccia, svegliandomi prima del sole, un piacere che supera molto il disagio del sonno, sono il luogo che raggiungo ogni volta che posso, anche da solo, sono uno dei luoghi che sento come casa.

Si chiamano Piccole Dolomiti perché costituite da dolomia, la stessa roccia delle sorelle più elevate: le Dolomiti; le forme, le guglie, i vaji, i profili, sono assolutamente identici alle sorelle maggiori.

Sono montagne spettacolari all’alba e al tramonto, acquisendo il colore rosso del sole.

Sono abitate da falchi, aquile, pojane, gazze, marmotte, i simpaticissimi camosci, caprioli, volpi, ultimamente anche dai più schivi orsi e lupi e molto altro.

Torniamo all’escursione:

Partenza- Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (Recoaro Terme) m. 1265

Arrivo- Rifugio Pompeo Scalorbi. m. 1767

Eventuale prolungamento- Rifugio Mario Fraccaroli m. 2238 e Cima Carega. m. 2259

E ritorno

Questa escursione inizia prima ancora di appoggiare i piedi per terra, una volta lasciato il centro di Recoaro si seguono le indicazioni per Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (Rifugio del C.A.I. di Valdagno), una strada asfaltata lunga poco meno di 10 km i cui ultimissimi tratti si snodano tra i mughi, lungo il confine tra il bosco e le propaggi finali dei ghiaioni, sotto le pareti verticali e torrioni di dolomia.

Se abbassate il finestrino sentirete il buonissimo profumo di pino, l’aria frizzantina e una freschissima sensazione di purezza che vi metterà il buon umore!

Si trova un piccolo parcheggio al termine della strada in prossimità del rifugio, in alternativa 100/200 metri prima si trova un parcheggio più ampio sulla destra.

Dal rifugio si prende il sentiero 110, l’unico che sale, tenendosi il rifugio a sinistra. Si inizia a salire fin dai primi passi attraversando un prato che ben presto diventa roccia. Il sentiero si snoda principalmente a tornanti e non desta un grandissimo entusiasmo. La pendenza è pressoché costante e ci si spinge attraverso il vajo fin al Passo della Lora o delle Tre Croci.

La vista che si gode comunque non è indifferente, tutta la pianura davanti a se e di lato i torrioni e le guglie del Fumante che si stagliano su un cielo che diventa sempre più blu mano a mano che salite.

Guglie del Fumante dal sentiero 110

Si raggiunge una quota di 1716 metri al passo. Tutta la salita è quasi sempre caratterizzata da un umidità piuttosto alta e sempre illuminati dal sole, motivo per cui sarebbe meglio iniziare l’escursione alle prime luci del giorno. La sensazione di caldo e afa scompare improvvisamente raggiungendo il passo, quando si incontra aria più fresca proveniente dall’altro versante. Si passa ad un ambiente più verde, il sentiero prosegue a tornanti sulla destra tra i pini mughi per poi ritornare roccia in una ventina di minuti . La pendenza diminuisce e permette di godere di una bellissima vista sulle valli veronesi e in lontananza sulle Alpi innevate. A tratti è possibile scorgere il lago di Garda e, gli altopiani lessini con Podesteria e le sue antenne, sono sempre presenti sulla nostra sinistra. Dopo un tratto senza dislivelli, il sentiero curva a destra e qui scoprirete se la montagna vi ha conquistato facendovi scordare le fatiche iniziali o se al contrario non fa per voi! La vista sul Carega e sulle porte di Campobrun sono per me ineguagliabili. Sembra di essere veramente in alta montagna. A sinistra e a destra due serie di creste convogliano verso la piramide imponente della cima. Davanti a noi in basso si trova il Rifugio Pompeo Scalorbi e la chiesetta degli Alpini (con la consueta messa della domenica alle 11) a quota 1767 m.

Questo è un buon punto di arrivo se si tratta della vostra prima escursione, ma se le gambe vi reggono e volete esplorare questo ambiente allora potete continuare verso cima Carega. I sentieri che salgono sono inizialmente un paio e paralleli: uno in mezzo al vallone e una mulattiera sul lato destro. La mulattiera (sentiero 192) è più probabile che sia all’ombra, almeno nel tratto iniziale. Non ci si può sbagliare, all’inizio sale in maniera rettilinea per poi proseguire in pochi tornanti (immettendosi nel sentiero 157)fino al rifugio. Guardandovi indietro vedrete tutta la cresta delle Tre Croci.

Campobrun e Tre Croci

Il dislivello è lo stesso della prima parte del percorso, sarà un po’ meno impegnativo per via delle pendenze minori ma impiegherete più o meno lo stesso tempo impiegato per arrivare al rifugio Scalorbi.

Il Rifugio Fraccaroli a quota 2238 m. è un bellissimo rifugio (si mangia pure bene: serve avere pazienza e godersi il panorama, verrete serviti in ordine di arrivo) posto in una posizione ideale, con un terrazzo tutto torno che vi permette di ammirare qualsiasi cosa, tuttavia arrivati fino a lì non potete non salire fin sulla vetta proprio sopra di voi a pochissimi minuti. Siete in una delle zone più alte della Provincia di Vicenza anche se la vetta (2259 m. s.l.m) è per pochi metri trentina, e da li la vista è integrale: uno scorcio a 360 gradi su montagne, Alpi, Dolomiti, vallate, pianure, lago di Garda e pure la laguna di Venezia.

Dopo il meritato ristoro, il ritorno avverà per lo stesso percorso con una possibilità di breve variante più spettacolare.

Giunti al rifugio Scalorbi si prende il sentiero percorso all’andata, che ora sarà in salita, dopo qualche minuto in prossimità di una curva pronunciata verso destra, dalla mulattiera, si staccherà verso sinistra un sentiero (indicazioni 113 sentiero dell’Omo e dela Dona, che sconsiglio, e 111 sentiero del Forcellin Plische, mantenendo poi la destra)

Pro e contro di questa deviazione.

Pro: molto scenografico, si prosegue per rocce e roccette in un ambiente lunare, anche sotto il sole diretto è un bellissimo sentiero. Scegliendo questa variante eviterete di camminare attraverso i pini mughi dell’andata, che in tarda mattinata e pomeriggio, essendo bassi, accumulano moltissimo calore rendendo veramente molto afoso il percorso. Questa variante spunta appena sotto il passo della Lora nel sentiero 110 che vi condurrà all’auto.

Contro: serve un passo stabile, a volte il sentiero è ghiaioso e in discesa, si prosegue a tratti balzando da un masso all’altro. È tutto fuorché pericoloso però è necessario avere una certa sicurezza di passo.

Da qui al rientro ci sarà un oretta di cammino e il pensiero di qualcosa di fresco al rifugio vi farà passare la fatica!

Consiglio sempre di partire molto presto sia per non patire il caldo che negli ultimi anni attanaglia anche le zone più alte delle montagne, sia per non incrociare molte persone. Avrete sicuramente modo di osservare qualche camoscio curioso se non farete troppo baccano, e di sentire il fischio delle marmotte ancora prima di vederle.

Qualsiasi sia il sentiero di montagna che scegliete di percorrere, più o meno battuto, dovrete affrontarlo sempre, e questa è una condizione primaria e fondamentale, con il vestiario adatto, delle calzature che vi sostengano adeguatamente, dovrete avere acqua, da mangiare e ricambi, indumenti che vi proteggano in caso di maltempo. Dovrete sempre assicurarvi delle condizioni meteo prima della partenza, avvisare sempre dove avete intenzione di andare, mai affrontare un nuovo percorso da soli, fatevi sempre accompagnare da qualcuno che già ci è stato o che ha grande dimestichezza con l’ambiente montano. Basta un colpo di nebbia per far perdere il sentiero anche alla guida più esperta. Assicuratevi di avere una condizione fisica adatta allo sforzo che intendete affrontare: i soccorsi in montagna non sono sempre scontati.

Ricordatevi che raggiungere la vetta è importante ma tornare lo è di più.

Alla prossima!

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In Patagonia

La Patagonia! È un’amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un’ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più.”

Bruce Chatwin
Parque Nacional Torres del Paine (Chile)

Una citazione che contiene un sacco di verità. Come un’amante dal carattere insondabile e mutevole così questa regione presenta ambienti completamente diversi tra loro ma altrettanto ammalianti, il tutto condensato in pochissimo spazio. La parte Argentina è una distesa, una steppa, una interminabile pianura il cui orizzonte è costantemente segmentato dalle Ande, chilometri e chilometri di rettilinei sporadicamente attraversati da wanaki che saltano a piedi pari il nastro asfaltato, venti che a definirli potenti.. no non puoi, devi sentirli, sperando di non volar via. Quando finalmente la strada ti porta a ridosso delle montagne e trovi un valico impolverato e sterrato per passare al lato occidentale ecco che il carattere di quest’amante muta in un batter d’occhio. Qui tra le vette acuminate e la parte di oceano intrufolata tra i fiordi c’è un soffio di pianura, un concentrato di foreste, steppe, ghiacciai e il vento, che è lo stesso, come se da destra prendesse la rincorsa, saltasse e piè pari la cordigliera per poi schiantarsi in Chile. Insomma una terra, due stati, due visoni di estremo, un unico fascino, un’unica nostalgia, un’unica amante da desiderare in tutti i suoi contrastanti aspetti.

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Svizzera: attraversare le Alpi con il treno più lento del mondo.

Nella terra degli orologi, la rapidità non è sempre un buon segnale. Almeno per il Glacier Express, percorso così bello che nessuno sembra aver fretta di concludere.


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Zermatt e St. Moritz sono due celebri cittadine adatte per le vacanze svizzere.  Zermatt è  famosa per il Matterhorn, la punta ricoperta di neve, con il suo logo stampato anche sugli imballaggi del cioccolato Toblerone. E’ una stazione sciistica in inverno e meta di alpinisti in estate (3.131 metri di altezza).

St. Moritz, allo stesso tempo, ospita moltissima gente in estate, ma ferve più che altro in inverno, quando il jet set internazionale compare per sciare e per assistere al Campionato Mondiale di Polo sulla neve.

La distanza tra le due città è poco più di 300 chilometri –  un percorso di 5 ore di macchina su tortuose strade alpine. Ma il cammino più diretto fra le due è anche il più lento: il Glacier Express, che percorre 275 chilometri in 8 ore. Vi starete chiedendo , allora, perché intraprendere questo viaggio. Direi per scenari come questo! (foto).

iStock_michelangeloop


Il treno attraversa di fatto le Alpi e permette di godere della vista di paesaggi davvero impressionanti. I moderni e forniti di servizi vagoni panoramici del Glacier Express attraverseranno ghiacciai e piccole cittadine di montagna, 291 ponti e 91 tunnel.

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Chi viaggia da est a ovest, tratta solitamente meno affollata, parte alle 8h52, con il Matterhorn alle spalle, in una tratta tutta curve fino a Brig. Da lì, “l’espresso più lento del mondo” prosegue nella valle del Rodano fino al tunnel di Furka, sfiorando la velocità di 90 km orari (velocità più elevata dell’intero percorso).

Non essendo presente un vagone ristorante, il pranzo (non compreso nel prezzo, 43 CHF per un pasto completo) viene servito direttamente alla propria poltrona.

Molta gente scende ad Andermatt, un vero e proprio resort di sci, più low profile di Zermatt e St. Moritz. Per chi prosegue, invece, il treno fa una fermata tecnica a Disentis, per poi riprendere verso il punto di viaggio più alto: Oberalpass (2.033 metri).

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Il Glacier corre lungo il fiume Vorderrhein, dal colore smeraldo e contornato da una parete di roccia. Questo fino a Chur, la città più antica della Svizzera. E, dopo aver passato incredibili viadotti di pietra, il treno in fine arriva a St. Moritz. Puntualmente alle 16h55.

Inaugurato nel 1930 – all’epoca il treno ovviamente era a vapore – la Glacier Express è considerata la ferrovia più scenica del paese, che ha  26.000 km di linea ferroviaria, usata quotidianamente da 1 milione di persone – 500 mila appena a Zurigo.

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A Zermatt, non fate a meno di mangiare allo Schäferstube. Il menu ha appena un ingrediente: agnello, preparato in modi diversi, arrivato da un allevamento a pochi km da lì dalla famiglia Julen. Chi desidera fermarsi per la notte e soggiornare nella zona, fra questi, l’hotel Romantik Julen , Alpenhof e l’Hotel Daniela – gestiti tutti dalla stessa famiglia.

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Rio 2016: una città adatta alle famiglie.

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vista dal Mirante do Pasmado.

Una città che ha tra le sue principali attrazioni il Pan di Zucchero è per forza di cose una città adatta a bambini, adolescenti e ai più anziani. Con i suoi 90 km di spiagge, i suoi parchi, Lagoa e la Foresta da Tijuca, il suo calçadão, i suoi simpatici butecos, i venditori ambulanti e lo stile di vita esuberante … Rio de Janeiro è un luogo ideale per le famiglie. Vi segnalo alcune cose da fare durante un soggiorno nella città carioca – e qualche consiglio pratico.

  1. Se arrivate in aereo, al Santos Dumont, e vi trovare sul lato sinistro dell’aereo, cercate di sporgervi sull’altro lato per godere del magnifico panorama della città dall’alto. Vi verranno i brividi.
  2. Se soggiornate nella zona Sud e viaggiate con bambini o preferite sentirvi più sicuri, optate per Ipanema (più sicura di Copacabana la sera) e Leblon. Potete trovare tantissimi hotel con vista sul mare. Una buona alternativa ragionevole a Leblon è il Marina Palace.
  3. Fate colazione a Colombo nel Forte di Copacabana (ops! e visitate il Forte, certo!) e fate dell’ottima ginnastica sul Posto 6, osservando  i ragazzi del Soul Rio Surf, molto simpatici e disponibili a darvi informazioni sulla città.
  4. Noleggiate una bicicletta a fate il giro di Lagoa Rodrigo de Freitas oppure affittate un pedalò a forma di cigno.
  5. Fate un picnic nel Parque Lage, ai piedi del Corcovado, nel quartiere del Jardim Botânico.
  6. Salite sul Pan di Zucchero e rendetevi conto del perché la città viene chiamata “Città Meravigliosa”.
  7. 7. Esplorate e riscoprite la storia di Rio: Praça XV de Novembro, il Palazzo Imperiale, il Palazzo Tiradentes … un viaggio nel passato!Cenate a Santa Teresa, senza fretta, godendo dell’ottima vista del Ristorante Aprazível e godetevi la notte carioca. I migliori locali se volete un po’ di divertimento sono qui, a Santa Teresa e a Lapa.
  8. Salite sul Cristo Redentore con le braccia aperte sopra Guanabara, intonando una musica di Tom Jobim: ” Este samba é só por que Rio, eu gotto de você”.
  9. Comprate un unico ticket per il nuovo Museu do Amanhã (progettato dall’architetto Calatrava) e il MAR.
  10. Ammirare il cielo al Planetario da Gávea (controllando la programmazione prima di andare).
  11. Raggiungere Niterói per vedere il Museo di Arte Contemporanea (MAC) – quel disco volante disegnato da Oscar Niemeyer.
  12. Fare una nuotata a Barra da Tijuca, verso Praia do Pepe, dove il movimento è più tranquillo rispetto Ipanema/Leblon. Se volete soggiornare nei dintorni, di fronte al mare, ci sono degli ottimi hotel come il Brisa Barra Hotel e il Novotel Barra da Tijuca.
  13. Se state cercando delle onde alte e una spiaggia diversa, provate Joatinga (tra São Conrado e Barra).
  14. Terminate il viaggio al Porcão Rio’s, all’Aterro do Flamengo: ottima carne, il posto ideale per rilassarsi e una vista incredibile sulla baia di Guanabara.

Playlist per un viaggio a Rio de Janeiro. 

ascolta su Spotify.

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Direttamente dal cinema: realtà VS finzione.

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Esiste una possibilità sempre più reale per quel tipo di viaggiatore che ama visitare i luoghi dove sono stati girati i suoi film preferiti. Avete mai pensato di poter rivivere delle scene iconiche attraverso lo schermo del vostro smartphone ?

Per esempio ammirare la Fontana di Trevi e vedere Anita Ekberg fare il bagno davanti a uno scioccato Marcello Mastroianni.

In un certo modo questo giochetto è già possibile. Da qualche mese è stata lanciata un’app gratuita, Walk in Cinema (scaricatela qui per Android e qui per iOS) indirizzata esclusivamente per scenari romani. Sono presenti innumerevoli classici di Fellini e anche film più attuali come La Vita è Bella o In Rome with Love di Woody Allen.

L’app mostra la mappa di Roma con tutte le localizzazioni e, in alcune, esiste la possibilità di “rivedere” gli attori del film, nel luogo esatto dove è stato girato, direttamente dallo schermo del cellulare. Qual’è l’utilità della cosa ? Scattarsi un selfie con Gregory Peck e Audrey Hepburn, direttamente da Vacanze Romane, sulla scalinata di Piazza di Spagna, per esempio. E mandarla ai vostri amici.

Ormai lo sapete, con la realtà virtuale si può davvero fare di tutto.

 

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4 divertenti escursioni da fare a Foz do Iguaçu.

Foz do Iguaçu è una meta sempre più pronta a ricevere le famiglie. La città del Paranà, ha ottimi hotel, un’ampia scelta di ristoranti – alcuni ospitano anche degli shows – e innumerevoli attrazioni per gli amanti della natura. La città è posta sulla frontiera, al confine con altre due – Puerto Iguazu, in Argentina, e Ciudaded del Este, in Paraguay -, potrete così dire di essere stati in ben tre stati diversi, godendo di nuovi timbri sul vostro passaporto.

Tourists at Iguazu Falls, Foz do Iguacu, Brazil


Dove è meglio soggiornare ?

Se avete fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui o se viaggiate con i bambini, l’idea di soggiornare in un resort con piscina è forse la migliore. Ce ne sono di ottimi: il Mabu Thermas & Resorts, il Bourbon Cataratas Convention Spa o il Golden Park Internacional Foz do Iguaçu, con offerte sempre molto vantaggiose.


Come impiegare il vostro tempo a Foz do Iguaçu:

Vedere le cascate.

Iguaçu significa “grande acqua” in tupi. Il nome non potrebbe essere più adatto! Le cascate riuniscono il più grande accumulo d’acqua del pianeta a livelli di volume. Sono alte 60 metri e si estendono per 2,7 km lungo la frontiera tra il Brasile e l’Argentina. La parte più spettacolare del percorso è senza dubbio camminare lungo le passerelle, ammirando la potenza dell’acqua. Non è una cattiva idea portare un bagaglio con un cambio abito e una mantellina per la pioggia. Per un’esperienza completa vale la pena vedere le cascate sia dal lato brasiliano che quello argentino. Nel lato argentino è possibile percorrere un tratto in un simpatico trenino e vedere la Garganta del Diablo, tratto assolutamente imprendibile – e il mio preferito.

Passeggiare per il Parco Nazionale di Iguaçu. 

Piante antichissime che danno vita a una foresta d’ombra e freschezza. Se avrete fortuna potrete vedere alcuni animali come i tucani, quatis, coccodrilli, varie specie di farfalle … Ma è bene sapere che il parco vanta più di 40 tipi di mammiferi, 60 specie di rettili, 12 di anfibi: ovvero, evitate di allontanarvi dal percorso segnalato per il vostro bene. Entrambi i lati (argentino e brasiliano) hanno più di 600 mila ettari di aree protette e sono Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Brazil

( Io mi sono completamente innamorata dei quatis! Qui immortalati in posa). 

Divertirsi con il birdwatching al Parco degli Uccelli.

Questo è uno dei più grandi santuari del Sud America. Gli animali sono liberi e possono essere ammirati nel loro habitat naturale. E’ possibile avvistare tucani, pavoni, rari pappagalli e uccelli da diverse regioni del mondo. La politica è quella di proteggere le specie in estinzione, ed è una buona opportunità per far conoscere ai più piccoli come preservare la natura.

Imbarcarsi in un vero e proprio Safari in barca.

Una cosa che purtroppo non ho fatto a Foz do Iguaçu è stata l’esperienza diretta con l’acqua per mezzo di battello o kayak. Stupidamente non ho portato un cambio e temevo per la salvaguardia della mia macchina fotografica, ma indubbiamente sarebbe stata un’esperienza da fare!

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Le 7 meraviglie della Russia.

Ah, la Russia! Tale è il mio desiderio di perdermi nell’immensità della terra di Putin.

Moscow

Il paese è pieno di luoghi incredibili, storia, cultura e mi piace immaginarlo come le sue famose matriosche: pieno di sorprese.

Un po’ di tempo fa mi sono imbattuta nella lista “le 7 meraviglie della Russia secondo i russi”, lista eletta tramite una ricerca alla radio e in tv, nel 2010. Non so se negli ultimi anni siano state fatte nuove classifiche, ma in un paese tanto vasto, pieno di cose da vedere, anche un ranking ormai datato può rivelarsi utile.  Segnatevi quindi questi posti.

  1. Lago Baikal.

Shaman Rock, Island of Olkhon, Lake Baikal, Russia

La pietra Shaman, nell’isola di Olkhon. (Foto: iStock/rutin55)

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Foto: iStock/rutin55

Il lago Baikal è uno dei punti più alti nel corso di un viaggio lungo il percorso ferroviario della Transiberiana, alla fermata Irkutsk. Più che una meraviglia russa, questa è una meraviglia della natura e considerato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il lago è il più profondo del pianeta, con 1,5 km di distanza tra la superficie e il punto più basso.


2. La valle dei geyser

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(foto: iStock/annshine)

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(Foto: iStock/highkey)

La penisola di Kamchatka meriterebbe un intero viaggio. L’attività vulcanica della regione è così forte che la Valle dei Geyser è la seconda più grande del mondo ed è anch’essa Patrimonio dell’Unesco.


3. Statua della Madre Patria.

Monument "Call of Motherland"

Povera Statua della Libertà. Scendendo dal suo piedistallo, infatti, la statua americana è molto più bassa rispetto a questa di ben 92 metri, costruita a Volgogrado per ricordare la battaglia di Stalingrado. All’epoca della sua costruzione, nel 1967, era la statua più grande del mondo.


4.  Peterhof

Grand cascade in Pertergof, Saint-Petersburg, panorama

(foto: iStock/VitalyEdush)

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Anche la serie di palazzi e giardini di Peterhof, a San Pietroburgo (un sogno!), sono Patrimonio dell’Umanità. Sono stati costruiti su ordine di Pietro, il Grande, e terminati nel 1725. Dicono che il palazzo sia la “Versailles russa”, ma personalmente nutro qualche dubbio sul confronto fra i due. Non so, appena visiterò anche questo potrò trarre le mie proprie conclusioni.


5 – Cattedrale di San Basilio.

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Foto: iStock/agustavop

St Basils cathedral on Red Square in Moscow.

Sarebbe impensabile escludere la Cattedrale di San Basilio da una qualsiasi lista. Questa meraviglia architettonica costruita nel 1500 è il più grande simbolo della Russia. Altro Patrimonio dell’Unesco.


6 – Manpupuner

Eccoci in uno di quei luoghi, a mio avviso, più straordinari della Russia.

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fonte Wikimedia

Una serie di 7 pietre le cui altezze variano tra i 30 e i 42 metri. Fino a qui probabilmente niente di straordinario. Ma la parte sorprendente è che si trovano isolate sulla cima di una montagna dove nei dintorni non compare nessun altra pietra somigliante, dando così vita a uno scenario davvero surreale. La montagna, inoltre, si trova nel bel mezzo di una foresta vergine, nella repubblica di Komi, quindi comporta una certa propensione alla camminata. E’ una meraviglia per pochi, ma merita di essere su questa lista.


 

7. Monte Elbrus.

Elbrus mountain is highest peak of Europe

Foto: iStock/malexeum

Esiste qualche dubbio (come sempre) sul fatto che Elbrus possa essere considerata la più grande montagna, rubando il posto a il Monte Bianco, in Francia. Questo, certamente, se vogliamo considerare la cordigliera del Caucaso come continente europeo – teoria nella quale non tutti concordano.

The Elbrus cap

In ogni caso, il monte Elbrus è il più alto della Russia. Arrivarci non è certo facile, ma non è necessario. Anche da lontano, con le sue cime innevate, è comunque bellissimo.

Vi è piaciuta la lista ? Allora: Пойдем!

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Monumenti nel mondo che sembrano uno scherzo.

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L’artista che ha creato questo magnifico gambero gigante a Ballina, nella Gold Coast australiana, non stava scherzando. E non è stato nemmeno l’unico a trovarne un certo fascino. Il Comitato di Ballina ha tentato di demolire il crostaceo, ma a sorpresa, è stato impedito dagli abitanti del posto.

Fra le altre statue particolari, un chiaro esempio di successo è il Manneken Pis di Bruxelles. La statua-simbolo della città è un bambino completamente nudo di 61 centimetri che urina in una fonte. Sul punto di compiere 400 anni (nel 2019), non possono mancare leggende e storie su di lui – si dice, infatti, che la statua non sia nemmeno l’originale e che quella sia stata sequestrata. La popolazione si prende una certa cura del suo bambino, che vanta un guardaroba completo per le occasioni speciali.

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Il Manneken Pis è stato di ispirazione per altre statue famose: il Manequinho di fronte alla sede del Botafogo, a Rio de Janeiro e sicuramente al Pissing Men, a Praga. Quest’ultima è stata progettata dall’artista David Cerny ed è posta fuori dal Franz Kafka Museum.

Fountain Pissing Men near Kafka Museum in Prague

Altre sculture che hanno una motivazione più pragmatica, come questa, all’entrata del The Alien Research Center, il centro di ricerca sull’OVNIs lungo la Extraterrestrial Highway, una regione del deserto del Nevada, famosa per gli avvistamenti alieni.

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Sulla stessa riga del gigante alieno, un tentativo di ricreare una nave spaziale di 75 metri a Ashgabat in Turkmenistan. La creazione dell’architetto è stata denominata “Arco della Neutralità”. Non ho ben capito questa combinazione.

Monument Neutrality Arch. Ashkhabad. Turkmenistan.

E se il proposito è quello che vale, che dire di questo enorme ferro da stiro posto in una via di Asheville, nella Carolina del Nord ?

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Infine altre statue sembrano rivelarsi almeno utili come punti d’appoggio per piccioni.

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Road to Machu Picchu.

Abbiamo capito che la nostra vocazione, la vera vocazione, era viaggiare in eterno per le strade e i mari del mondo. Eternamente curiosi; osservando tutto ciò che potesse comparire davanti alla vista. Annusando ogni angolo, ma sempre con discrezione, senza piantare radici in nessuna terra.

Ernesto Che  Guevara

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